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Il parere dell'avvocato della FNSI sui controlli a distanza dell'azienda tramite software

Il parere dell'avvocato della FNSI sui controlli a distanza dell'azienda tramite software

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Un Editore ha recentemente irrogato ad un giornalista una sanzione disciplinare corrispondente a due giorni di sospensione dalla retribuzione e dal servizio, anche perché tale dipendente non avrebbe eseguito gli incarichi affidati. L'Azienda avrebbe scoperto ciò — si legge nella relativa contestazione — in quanto non sarebbero risultati "aperti i relativi file di lavoro nel sistema editoriale."

 

L'Associazione Stampa Romana ha sollevato dubbi di legittimità (chiedendo in merito il presente parere) sul fatto che l'Editore possa procedere alla verifica dell'apertura dei file; in particolare, l'ASR si è chiesta se tale comportamento violi la norma contenuta nell'Allegato E, n. 2, lett. c) del CNLG, la quale dispone testualmente: "I sistemi editoriali non devono contenere programmi diretti ad individuare parametri valutativi del rendimento produttivo e tassi di errore del redattore; i programmi del sistema non devono, in ogni caso, essere utilizzati anche ai suddetti fini. Esplicito impegno in tal senso deve essere contenuto nei piani editoriali".
Prima di rispondere al quesito, è utile rilevare che il contenuto della clausola contrattuale ora trascritta è coerente con i principi espressi dall'art. 4 della legge n. 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori).
Recita, nella sua interezza, la citata norma: "È vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l'Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l'uso di tali impianti.
Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del presente articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l'Ispettorato del lavoro provvede entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, dettando all'occorrenza le prescrizioni per l'adeguamento e le modalità di uso degli impianti suddetti.
Contro i provvedimenti dell'Ispettorato del lavoro, di cui ai precedenti secondo e terzo comma il datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati dei lavoratori di cui al successivo art. 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale".

La norma, come noto, persegue lo scopo di moderare le manifestazioni del potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro che, per le modalità di attuazione (incidenti sulla sfera personale), si reputano lesive della dignità e della riservatezza del lavoratore.
Infatti, la vigilanza — laddove ne sia appurata ed approvata la necessità — deve essere mantenuta in una dimensione “umana”, ciò a sottolineare che non può essere esasperata dall'utilizzo di tecnologie che rendono la stessa continuativa ed “anelastica”, facendo venir meno tutte le aree di riservatezza ed autonomia nello svolgimento del lavoro (cfr., sul punto, Cass. n. 8250 del 17 giugno 2000).

Sul tema dei controlli da parte del datore di lavoro circa l'attività dei propri dipendenti, la Suprema Corte di Cassazione ha più volte argomentato che sono ricompresi nell'area di tutela della norma i controlli cd. informatici, vale a dire i rilevamenti attuati attraverso software, istallati sui computer dei dipendenti, che consentano di valutarne l'attività e la produttività, nonché quelli che ne controllano la navigazione in internet e la posta elettronica. La Corte di legittimità, in proposito, ha in particolare affermato quanto segue: “i programmi informatici che consentono il monitoraggio della posta elettronica e degli accessi Internet sono necessariamente apparecchiature di controllo nel momento in cui, in ragione delle loro caratteristiche, consentono al datore di lavoro controllare a distanza ed in via continuativa, durante la prestazione, l'attività lavorativa e se la stessa sia svolta in termini di diligenza e di corretto adempimento. Ne consegue che l'installazione di tali programmi è soggetta alla disciplina di cui all'art. 4 dello Statuto dei lavoratori" (Cass. n. 4375 del 23 febbraio 2010; conforme: Cass. n. 2722 del 23 febbraio 2012).

Il citato art. 4 Stat. Lav. prevede quindi la possibilità di meccanismi di controllo per ragioni di sicurezza, organizzative, produttive e per la "tutela del patrimonio aziendale" (i cd. controlli difensivi), ma ciò deve avvenire - come è chiaro nella norma - previo accordo con il Sindacato aziendale. Se questo non è stato sottoscritto, il datare di lavoro non ha la possibilità di attivare i citati meccanismi.
Attivazione che, nell'ambito delle tutele garantite dal CNLG, appare peraltro contraria alla nonna contenuta nell'Allegato E, n. 2, lett. c) della citata contrattazione collettiva di settore prima trascritta.

 

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