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Lavoro Autonomo: due importanti sentenze della Cassazione

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I COMPENSI SPETTANTI AL GIORNALISTA PER PRESTAZIONI DI LAVORO AUTONOMO DEVONO ESSERE DETERMINATI IN BASE ALLA TARIFFA PROFESSIONALE in mancanza di accordo con l'azienda (Cassazione Sezione Lavoro n. 11011 del 13 maggio 20069, Pres. Mercurio, Rel. Roselli). 

Michelino N., pubblicista, ha svolto attività giornalistica, come collaboratore autonomo, per la testate edite dalla S.p.A. Finegil, ricevendo compensi determinati unilateralmente dall'azienda. gli ha chiesto al Tribunale di Teramo di condannare la società editrice al pagamento delle differenze tra i compensi versatigli e quelli previsti dalle tariffe dell'Ordine dei Giornalisti. Il Tribunale di Teramo ha accolto la domanda, in quanto ha ritenuto applicabile l'art. 2233 cod. civ. secondo cui il compenso dell'attività professionale, se non è stato concordato tra le parti, deve essere determinato secondo le tariffe o gli usi. In grado di appello, la Corte dell'Aquila ha riformato la decisione di primo grado, in quanto ha ritenuto applicabili i minimi tabellari previsti dall'art. 12 del contratto nazional! e di lavoro giornalistico per i corrispondenti. Essendo tali minimi inferiori a quanto percepito dal giornalista, la Corte ha rigettato la domanda. Michelino N. ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte aquilana per vizi di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11011 del 13 maggio 20069, Pres. Mercurio, Rel. Roselli) ha accolto il ricorso. Trattandosi di lavoro autonomo - ha affermato la Cassazione - non doveva applicarsi il contratto nazionale di lavoro giornalistico, che riguarda il lavoro subordinato, mentre doveva farsi applicazione delle tariffe professionali, in base all'art. 2233 cod. civ., non essendo intervenuto tra le parti alcun accordo sulla determinazione del compenso. (www-legge-e-giustizia.it)
 

7. L'INDICE RIVELATORE DELLA SUBORDINAZIONE NEL LAVORO GIORNALISTICO E' IL "TENERSI A DISPOSIZIONE" - Non è richiesta l'osservanza di un orario di lavoro (Cassazione Sezione Lavoro n. 19681 dell'11 settembre 2009, Pres. Roselli, Rel. Zappia). 


In tema di lavoro giornalistico, tenuto conto della particolare configurazione del vincolo di subordinazione, della natura intellettuale dell'attività del giornalista, delle caratteristiche dell'opera redazionale o di collaborazione collettiva, delle peculiarità dell'obbligo di osservanza dell'orario di lavoro, nonché dei vincoli posti dalla legge per la pubblicazione del giornale e la diffusione delle notizie a mezzo stampa, sussiste rapporto di lavoro subordinato solo se il giornalista non si limiti a prestazioni occasionali, ma svolga la propria opera con carattere di continuità, mantenendosi stabilmente, tra una prestazione e l'altra, a disposizione dell'imprenditore per eseguirne le istruzioni. Ed invero la peculiarità del lavoro giornalistico, in cui la collaborazione e la subordinazione so! no pur requisiti essenziali, comporta che la subordinazione presenta connotazioni di minore intensità a causa della creatività del lavoro, talché occorre far ricorso ad indici rivelatori quali il "tenersi a disposizione" anche tra un incarico e l'altro, ed assumendo rilevanza in senso contrario che le prestazioni siano oggetto di una successione di singoli incarichi. La subordinazione non è esclusa dal fatto che il collaboratore goda di libertà di movimento e non si trattenga in permanenza presso la redazione, non essendo neanche incompatibile con il suddetto vincolo la commisurazione della retribuzione alle singole prestazioni. E pertanto nell'ambito di tale rapporto, a norma dell'art. 5 del CCNL 10 gennaio 1959, reso efficace erga omnes con DPR 16 gennaio 1961 n. 153, ai fini della sussistenza del requisito della subordinazione non si richiede l'impegno in una attività quotidiana con l'obbligo di osservare un orario di lavoro; dev! ono tuttavia ricorrere i requisiti della "continuità di prestaz ione, vincolo di dipendenza e responsabilità di un servizio" (art. 2 del citato CCNL), i quali sussistono quando il giornalista, pur senza essere impegnato in una attività quotidiana, assicuri con continuità, in conformità dell'incarico ricevuto, una prestazione non occasionale, rivolta alle esigenze formative o informative riguardanti uno specifico settore  di sua competenza, con responsabilità di un servizio, cioè con l'impegno di redigere normalmente e con carattere di continuità articoli su specifici argomenti o compilare rubriche, e con un vincolo di dipendenza, contraddistinto da fatto che l'obbligo di porre a disposizione la propria opera non viene meno fra una prestazione e l'altra. Il riscontro dell'elemento "subordinazione" del giornalista, nella forma attenuata di cui sopra, è compito del giudice di merito. In ordine alla rilevanza della qualificazione (nomen iuris! ) data dalle parti al rapporto corrente tra le stesse, la Suprema Corte ha avuto più volte occasione di affermare come, ai fini della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, non deve prescindersi dalla volontà delle parti contraenti e come, sotto questo profilo, occorra tenere presente in nomen iuris dalle stesse adottato; ma ha altresì sottolineato che tale indicazione non può avere carattere assorbente giacché la volontà effettiva delle parti e la qualificazione propria del rapporto debbono essere desunte, oltre che dal dato formale, anche dalle concrete modalità della prestazione e, in generale, di attuazione del rapporto: esse, in presenza di dati fattuali significativi e concorrenti, debbono prevalere sul dato formale, in ragione del rilievo pubblicistico e costituzionale del rapporto di lavoro, che non può essere eluso dal riferimento formale delle parti ad un rapporto di lavoro autonomo. Nella specifica m! ateria del lavoro giornalistico il vincolo della subordinazione (che a ssume, una particolare configurazione data la natura squisitamente intellettuale delle prestazioni) va ravvisato, in particolare, nella permanente disponibilità del lavoratore ad eseguire le istruzioni specifiche del datore; viceversa il rapporto è  da qualificare come autonomo quando venga prestabilita nel contratto - o anche in più contratti simili succedentisi nel tempo - un'unica "fornitura", anche se scaglionata nel tempo, con unica retribuzione.

 

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