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La maggioranza fuori dalla redazione

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I freelance, pubblicisti e professionisti, si guardano in faccia, si contano misurano la propria presenza nell’industria dell’informazione. Il punto sulla situazione del lavoro autonomo nel primo incontro nazionale a Roma lo scorso 24 novembre

L’incontro nazionale organizzato da Fnsi e Dipartimento “Industria dell‘informazione, Nuove organizzazioni del lavoro, Lavoro autonomo” lo scorso 24 novembre a Roma, è servito per fare il punto sulla situazione dei giornalisti fuori dalle redazioni e per delineare una piattaforma di intervento comune. Ai lavori hanno partecipato, oltre alla Giunta esecutiva della Fnsi, rappresentata dal Segretario Franco Siddi e dalla vice Daniela Stigliano responsabile del Dipartimento, anche la Consulta dei Segretari e Presidenti delle Associazioni regionali di stampa, i responsabili del lavoro autonomo delle singole Associazioni e i rappresentanti dei gruppi di freelance costituiti nelle diverse Regioni, in collegamento con le Associazioni regionali di stampa o con singole correnti sindacali.

Confronto con l’estero
L’Assemblea ha offerto anche l’opportunità di conoscere la situazione dei colleghi freelance all’estero. L’esperienza tedesca raccontata da Renate Schroeder, direttore della Federazione europea dei giornalisti (Efj), e Kornelia Doren, vice responsabile area freelance del sindacato dei
giornalisti tedeschi (Djv), ha aperto le porte a una serie di riflessioni sulla contrattazione, sulle tutele e sulle modalità di lavoro autonomo, evidenziando comunque la situazione di crisi che ha colpito il settore anche in Germania.


Il muro degli editori
Il segretario generale della Fnsi, Siddi si è soffermato sul muro alzato dagli editori  per ostacolare la trattativa col sindacato che vorrebbe l’adeguamento del lavoro dei collaboratori a parametri più vicini a quelli dei colleghi regolarmente assunti. Per la Fieg, ha ribadito Siddi, il lavoro giornalistico autonomo si configura come attività imprenditoriale puramente soggetta alle regole della concorrenza di mercato. Senza tutele e senza un reale riconoscimento del rapporto parzialmente organico.
L’accento sul ruolo del freelance è stato posto da Daniela Stigliano, vice segretario e responsabile del Dipartimento ‘Industria dell‘informazione, Nuove organizzazioni del lavoro, Lavoro autonomo’, che ha evidenziato la necessità di identificare le caratteristiche di questa figura nell’ambito della galassia dei contratti atipici (Co.co.co, Co.co.pro) e delle prestazioni occasionali che nascondono vere e proprie situazioni di rapporti parasubordinati o subordinati a tutti gli effetti.

Il criterio economico
Il discrimine per circoscrivere gli ambiti è sicuramente il criterio economico. Alcuni dati, evidenziati dalla Fnsi, relativi alle iscrizioni all’Inpgi 2 sono rivelatori. Il 30% degli iscritti alla Gestione Separata si inquadra in una forbice di reddito annua che va dai 7mila ai 34mila euro, il 44% ricade in un reddito inferiore ai 5mila euro, il 10% dichiara di guadagnare circa 7.300 euro all’anno, il 7% ne dichiara 34.000. Sono residuali le percentuali dei colleghi che superano i 50mila euro l’anno (1,99%).

Le richieste
Le richieste dei freelance o comunque dei giornalisti che lavorano fuori dalle redazioni sono concordi: maggiori tutele previdenziali, tempi certi nei pagamenti, rispetto degli accordi con le testate sull’organizzazione del lavoro, verifica del versamento effettivo della quota Inpgi 2 in carico alle aziende editoriali. L’esperienza tedesca e il modello danese, come hanno raccontato le colleghe straniere, insegnano molto sul rispetto della flessibilità a fronte di tutele garantite. Nei paesi del Nord Europa quando si concorda un servizio o un articolo con la redazione, anche se questo non viene pubblicato, viene comunque retribuito. Una regola che nel nostro Paese viene disattesa o comunque applicata in pochi casi sporadici.

L’esempio francese
 Un altro esempio che ci ricorda come all’estero il trattamento dei freelance sia regolamentato, è giunto dal collega Andrea Rustichelli, collaboratore di Euronews che ha presentato la tipologia contrattuale che l’emittente televisiva propone ai collaboratori: orari di lavoro certi, malattia, permessi e ferie retribuite, rimborsi spese.
Sono numerose le proposte avanzate dagli interventi dei colleghi che hanno delineato una situazione variegata per esigenze e obiettivi, nell’ottica di costruire una piattaforma di lavoro comune. Si è andati dalla richiesta di prevedere una rappresentanza di giornalisti freelance nel direttivo nazionale con stipendio o gettone di presenza, alla realizzazione di un portale unico che comprenda tutte le associazioni territoriali e possa essere luogo d’incontro virtuale di tutte le realtà e tipologie di freelance. Si è inoltre sottolineata a più ripresa l’esigenza  di attivare sportelli freelance nelle singole realtà regionali.

 

Il Veneto apripista
In questo il Veneto è avanguardia nella gestione delle problematiche dei lavoratori autonomi o parasubordinati. Da tempo, presso il Sindacato del Veneto come ha ricordato Monica Andolfatto responsabile del servizio, esiste uno sportello freelance che effettua consulenza e che funziona da front office tra la categoria e la Federazione. Inoltre, il neonato Coordinamento dei Freelance del Veneto Re:Fusi del Sindacato Veneto rappresentato da Antonella Benanzato, Nicola Chiarini, Giovanni Monforte e Paola Vescovi, con i suoi 180 iscritti raccolti in pochi mesi, ha suscitato l’attenzione delle correnti sindacali dei freelance che si stanno proponendo, in alcuni casi, anche in alternativa al sindacato principale.

La battaglia paritaria
La sintesi fatta dal Segretario del Veneto, Daniele Carlon ha messo in chiaro che i freelance sono giornalisti a tu

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Notizie flash

Si comunica che gli Uffici del Sindacato, Casagit e Inpgi, apriranno solo nei pomeriggi di lunedì e giovedì dalle 14 alle 17,30, mantenendo invariati gli orari degli altri giorni, dalle 9 alle 13, con chiusura al sabato.

 

 

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