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Assemblea annuale dell'Ordine veneto. Appello unanime all'unità della categoria e dei giornalisti

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Un appello unanime all'unità della categoria quello emerso nel corso degli interventi che si sono susseguiti in occasione dell'assemblea annuale dell'Ordine dei giornalisti del Veneto, convocata per l'approvazione del bilancio.

Unità fra giovani e meno giovani, lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori, freelance: tutti giornalisti. A prescindere dal mezzo di informazione in cui si esplica la professione: carta stampata, tv, radio, web, uffici stampa pubblici e privati.

Unità fra gli enti: Ordine, Sindacato, Inpgi, Casagit. Unità come sola via per superare la crisi perdurante del settore e rilanciare.

Partendo dal recupero di consapevolezza del “servizio” cui è chiamato ogni singolo giornalista a tutela della democrazia, della veridicità e della correttezza delle notizie diffuse.

Un richiamo forte quello del procuratore reggente di Venezia, Adelchi D'Ippolito, che ha portato il saluto della Procura lagunare in apertura dei lavori, esprimendo profondo rispetto e considerazione per il ruolo sociale rivestito dal giornalista per la tenuta democratica di un Paese, invitando appunto a un rigoroso accertamento delle fonti.

“Il vostro lavoro – ha detto rivolgendosi ai numerosi presenti – è un po' come quello del magistrato, invasivo. Così come un semplice avviso di garanzia può trasformarsi in una ferita non più rimarginabile, così anche un articolo non sufficientemente verificato può distruggere una persona”.

A focalizzare l'attenzione sui temi cari e caldi della categoria è stato il presidente Gianluca Amadori: “La strada maestra, questa è la mia decima assemblea, passa per il recupero della dignità professionale e della qualità dell'informazione e per la piena consapevolezza dell'importanza della preparazione e della formazione”. Il tutto in un panorama sconsolante con aziende che se va bene dichiarano lo stato di crisi per “alleggerire” l'organico, e se va male chiudono: “Non invidio i colleghi del Sindacato – ha affermato – impegnati nella trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro, con il rischio di perdere diritti conquistati negli anni con fatica. Gli editori sono sempre più duri, le redazioni si svuotano, i collaboratori sono sempre più sfruttati”.

E forte è stata la condanna di Amadori contro l'informazione-spettacolo, contro la commistione tra pubblicità e informazione che minano la credibilità dei giornalisti, contro il mancato rispetto delle norme deontologiche, ricordando che il 2016 è stato l'anno dell'approvazione del testo unico dei doveri del giornalista.

Quindi è stata la volta della segretaria del Sindacato giornalisti Veneto, Monica Andolfatto, che ha delineato lo scenario del settore a livello regionale attraverso le varie vertenze concluse e in atto: Antennatre, Athesis, Finegil, Gazzettino, Corriere del Veneto, Messaggero di Sant'Antonio, uffici stampa. Tante ombre ma anche qualche luce che fa intravvedere qualche spiraglio di ripresa. Ammonendo: “Non vi può essere futuro senza un rilancio concreto e convinto dell'occupazione. E in tal senso la Fnsi ha impostato il confronto con la controparte sul tema dell'inclusione. Il contratto va difeso sì, ma anche esteso a chi, pur da collaboratore sottopagato ed esterno alle redazioni, è entrato a pieno titolo nella produzione del giornale, sia esso su carta, che su video o web”. E poi ci sono le grandi battaglie sulla diffamazione, sulle querele temerarie, sul pluralismo, sulla libertà di stampa.

Seguìta con particolare attenzione anche la relazione di Fiorenza Coppari, presidente del Consiglio di disciplina territoriale, la quale ha sottolineato la mole e la complessità del lavoro svolto, doverosamente lontano dai riflettori, con rigore e imparzialità su fronti quali: veridicità delle notizie, verifica delle fonti, correttezza professionale, normativa sul dovere di rettifica, mancanza di lealtà, minori, privacy, plagio, suicidi, commistione fra informazione e pubblicità. “In questo ruolo siamo dei giudici, pubblici ufficiali – ha spiegato Coppari – e stiamo dalla parte della collettività cui appartengono anche i giornalisti come cittadini”.

E' toccato a Massimo Zennaro, componente del consiglio di amministrazione dell'Inpgi, sintetizzare lo stato di salute dell'istituto di previdenza, alla luce della recente approvazione della riforma che va a “pesare in particolar modo sui giovani, con l'introduzione dal 1. gennaio 2017 del contributivo puro e che in prospettiva mette in equilibrio i conti”. Con una grande incognita: “Se non c'è occupazione non ci può essere welfare. A oggi ci sono 15mila attivi e 9mila pensionati: sono questi numeri – ha concluso Zennaro – che segnano la criticità della situazione”. Poi uno scatto d'orgoglio nel ricordare, come aveva fatto Andolfatto, che il Gruppo dei pensionati del Veneto, presieduto da Angelo Squizzato, è stato l'unico in Italia a diffondere un documento a sostegno del contributo di solidarietà, per tre anni e con una incidenza progressiva rispetto al reddito, a carico di chi percepisce dai 38mila euro in su all'anno.

E pure Casagit subisce le ripercussioni della crisi complessiva. “Per la prima volta dal 1974, anno di nascita della Cassa, siamo sotto i 50mila iscritti e di questi – ha spiegato la fiduciaria Chiara Roverotto – il 69% sono soci attivi contrattualizzati e il 31% pensionati. Il bilancio 2016 è stato chiuso in attivo grazie alle misure di contenimento adottate in un recente passato. Serve aumentare le entrate e per questo è stata creata la società Casagit Servizi per allargare la platea dei soci”.

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Notizie flash

Si comunica che gli Uffici del Sindacato, Casagit e Inpgi, apriranno solo nei pomeriggi di lunedì e giovedì dalle 14 alle 17,30, mantenendo invariati gli orari degli altri giorni, dalle 9 alle 13, con chiusura al sabato.

 

 

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