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Nome in codice Caesar: detenuti siriani vittime di tortura. La mostra fotografica che documenta l’orrore del regime di Assad fa tappa a Padova dal 16 al 31 marzo. Fra i promotori Fnsi e Articolo 21

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Il suo compito, su ordine della polizia militare, era quello di “documentare la morte”, fotografando i corpi dei detenuti torturati e uccisi nelle carceri siriane. Per due anni, dal maggio 2011, con l'aiuto di un amico e rischiando la vita ha duplicato le immagini dei cadaveri massacrati, ustionati, dilaniati: un orrore senza fine.

Nel 2013 ha disertato, fuggendo all’estero con la famiglia, nascondendosi dietro lo pseudonimo Caesar e portando con sé un archivio di oltre 53mila immagini che sono un lucido e atroce j'accuse nei confronti del regime di Assad.

Un atto di accusa che ha preso forma e sostanza nella mostra Nome in codice Caesar: detenuti siriani vittime di tortura. Una trentina le foto selezionate, alcune delle quali sono talmente crude e raccapriccianti da poter urtare la sensibilità di chi si recherà a guardarle dal 16 al 31 marzo a Padova nel Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell'Università di Padova.

Scatti che sono già stati esposti alle Nazioni Unite, al Memorial dell’Olocausto a Washington, al Parlamento Europeo di Strasburgo, a Westminster, a Parigi, Boston, Dublino e a Roma. A promuovere e organizzare questa esposizione-denuncia sono Amnesty International, Articolo 21, Comitato Khaled Bakrawi, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Focsiv, Un ponte per..., Unimed.

Nella Città del Santo la mostra approda a sei anni esatti dall'inizio delle rivolte popolari siriane: era il 15 marzo del 2011, da allora la violenza e l'oppressione sanguinaria non si sono fermate.

L'inaugurazione si terrà giovedì 16 marzo alle 17: dopo il saluto del Direttore del Centro di Ateneo per i Diritti Umani e l'introduzione dei rappresentanti delle associazioni promotrici sono previsti gli interventi di un ex-prigioniero sopravvissuto alle torture, di Germano Monti attivista per i diritti umani, del Comitato Khaled Bakrawi, di Riccardo Cristiano Autore di “Medioriente senza cristiani?”, dicArticolo 21 e di Paolo de Stefani, docente di Tutela internazionale dei diritti umani, Università di Padova. Seguirà un reading teatrale a cura di Anna Maria Baccan e un momento conviviale con tè e biscotti siriani.

La magistratura francese, sulla base delle informazioni fornite da Caesar, ha aperto un procedimento per crimini contro l’umanità nei confronti del regime di Assad e iniziativa analoghe sono in corso in Spagna e in Germania, mentre il Congresso degli Stati Uniti ha votato una legge al riguardo.

L’8 febbraio 2016, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha analizzato il Rapporto “Out of Sight, Out of Mind: Deaths in Detention in the Syrian Arab Republic” (A/HRC/31/CRP.1) sui crimini perpetrati contro i detenuti da parte del governo siriano, dell’Isis e di Jabat Al Nusra, nel periodo marzo 2011-novembre 2015, nel quale emerge che “il governo siriano ha commesso i crimini contro l’umanità di assassinio, stupro, o altre forme di violenza sessuale, tortura, sparizione forzata e altri atti inumani”.

Nell’agosto 2016 Amnesty International ha pubblicato il Rapporto “Ti spezza l’umanità. Tortura, malattie e morte nelle prigioni della Siria”, nel quale si stima in 17.723 il numero delle persone morte in carcere in Siria dal marzo 2011, l’inizio della crisi: una media di circa 300 morti al mese.

Orari di apertura: dal lunedì al venerdì, 10.00-13.00 | 15.00-17.30 Solo su prenotazione. Per le scolaresche è previsto un percorso didattico guidato

Per informazioni e prenotazioni: e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. tel. 049-8271811

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