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“Una delegazione internazionale di cronisti si rechi in Turchia per i processi ai giornalisti incarcerati”: la richiesta della Fnsi è partita da Venezia al convegno promosso da Sgv. Appello del direttivo al console onorario in laguna

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La Federazione Nazionale della Stampa Italiana chiede agli Organismi europei e internazionali dei giornalisti che una delegazione internazionale di cronisti si rechi in Turchia quando cominceranno i processi ai giornalisti incarcerati (oggi sono ben 121).

Lo hanno detto, anche a nome del segretario generale Raffaele Lorusso, il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti e il segretario aggiunto vicario Anna Del Freo, che è anche componente della Efj, la Federazione europea dei giornalisti, al convegno "Riflettori puntati sulla Turchia: la libertà di stampa non si arresta” organizzato a Venezia dal Sindacato giornalisti Veneto, lunedì 28 novembre.

Il presidente Giulietti ha anche ricordato che in Italia un gruppo di giuristi e avvocati esperti di diritti umani si sono messi a disposizione gratuitamente per la difesa dei cronisti turchi incarcerati. «Le associazioni di stampa territoriali – ha detto Giulietti – adottino ciascuna uno o più colleghi turchi incarcerati. Solo se l'attenzione internazionale sui giornalisti e le altre vittime delle epurazioni governative non cala riusciremo ad aiutarli».

«Al prossimo comitato direttivo della Federazione europea, il 9 dicembre – ha spiegato Anna Del Freo – spingerò fortemente per la proposta, di cui si è già parlato in seno al Comitato, di tenere l'assemblea annuale della Efj proprio in Turchia. Sarebbe importante riuscire a portare nel Paese il meeting annuale dei sindacalisti europei. Sarebbe come accendere un altro riflettore sulla condizione dei nostri colleghi turchi».

 

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Il consiglio direttivo del Sindacato giornalisti Veneto, riunito oggi nella sede di San Polo a Venezia, esprime preoccupazione e sdegno per i colleghi che sono stati incarcerati in Turchia dopo il fallito golpe dello scorso luglio.

In questa giornata di sensibilizzazione rispetto a quanto sta accadendo a seguito della svolta autoritaria del governo di Ankara, i giornalisti veneti Le chiedono di farsi interprete della nostra indignazione e latore del nostro appello affinché i colleghi turchi detenuti vengano rilasciati.

La libertà di stampa non si arresta e il giornalismo non è un crimine. La Turchia si sta trasformando in una grande prigione che inghiotte ogni forma di dissenso comprimendo la libertà di pensiero, con arresti massivi anche di avvocati, giudici, insegnanti, intellettuali, militari, rappresentanti dell’opposizione.

L'adesione del Sindacato giornalisti Veneto alla mobilitazione internazionale, promossa da Ifj ed Efj con il fondamentale contributo della Fnsi in Italia, è convinta: un impegno comune per fermare l'escalation di violenza e rilanciare un compiuto percorso democratico, fondato sui diritti civili e del lavoro, su piene libertà di espressione e di dibattito.

I numeri descrivono la drammaticità della situazione a distanza di poco più di 4 mesi dal tentativo di colpo di stato: si ha notizia, ad oggi, di 121 giornalisti incarcerati, più di 130 tra giornali e televisioni messi fuori legge, almeno 2.500 lavoratori dell'informazione rimasti senza occupazione.

Uniamo con convinzione la nostra voce a quella dei colleghi di tutto il mondo e chiediamo che la Turchia liberi i giornalisti imprigionati e ripristini un quadro di libertà democratiche e sociali, in cui la libertà di stampa è un bene essenziale e irrinunciabile per tutti i popoli.

Lo ripetiamo: il giornalismo non è un crimine - Gazetecilik SUC değildir!

28 novembre 2016

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