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A rischio il Carlino a Rovigo: scendono in campo il sen. Tosato con una interrogazione ai ministri Calenda e Poletti, e dalla Regione l’assessore alla Cultura, Corazzari e il consigliere Azzalin

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La situazione della redazione di Rovigo del Resto del Carlino a rischio, arriva al Senato per iniziativa di Paolo Tosato che, riprendendo l’appello del Sindacato Giornalisti Veneto e dell’Associazione polesana di stampa, ha presentato un’interrogazione ai Ministri Carlo Calenda e Giuliano Poletti, titolari rispettivamente di Sviluppo economico e Lavoro.

(Qui il link all’atto promosso dal parlamentare http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=996557). Il senatore della Lega Nord chiede di sapere “quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere visto che a quanto risulta all’interrogante, l’attuale dirigenza del giornale, procedendo nel suo insano progetto di pesante ridimensionamento della redazione rodigina, avrebbe palesemente disatteso gli accordi sottoscritti dalle parti presso il Ministero dello sviluppo economico”, domandando quali azioni stia valutando il Governo per sostenere i lavoratori e la redazione, come presidio di pluralismo. Prende posizione, ricollegandosi all’iniziativa parlamentare di Tosato, anche l’Assessore regionale alla Cultura, Cristiano Corazzari, sottolineando l’attenzione ai temi posti dal Sindacato Giornalisti Veneto e dell’Associazione polesana di stampa, in campo a fianco del Comitato di redazione (Cdr) e dei colleghi del Resto del Carlino, con un appello a Regione e ai rappresentanti veneti nel Governo e in Parlamento per un’azione congiunta a sostegno del pluralismo informativo, risorsa imprescindibile per dare voce e identità al Polesine. Il piano di ristrutturazione delle testate del gruppo Poligrafici Editoriale, di cui Il Resto del Carlino è parte, era stato contrastato anche con due giornate di sciopero il 27 e 28 settembre scorsi. Anche il consigliere regionale Pd, Graziano Azzalin, con una nota esprime viva preoccupazione: “La chiusura della redazione di Rovigo del Resto del Carlino sarebbe gravissima, dal punto di vista occupazionale così come culturale. È una questione che riguarda non solo i lavoratori, i primi a essere colpiti, ma tutti i cittadini del Polesine, che perderebbero una voce importante per garantire la pluralità di informazione, che non è mai abbastanza, ingrediente fondamentale di ogni democrazia”.  “Il Resto del Carlino - continua - è una voce storica della provincia, visto che racconta il Polesine e i suoi cambiamenti da oltre mezzo secolo. La mannaia che si è abbattuta sulla redazione, ridotta a due soli giornalisti che devono confezionare ogni giorno dieci pagine è insostenibile, non solo per quanto riguarda i carichi di lavoro; tagli così pesanti fanno infatti pensare che sia solo il preludio alla chiusura definitiva, che andrebbe a impoverire ulteriormente un territorio dove esistono solo quattro quotidiani cartacei, uno online e nessuna emittente televisiva. Serve una solidarietà non solo a parole, ma attiva – conclude Azzalin - per questo mi associo all’appello lanciato dal Sindacato dei giornalisti per un’azione congiunta della Regione e dei rappresentanti veneti nel Governo e in Parlamento che possa scongiurare la perdita della redazione rodigina del Resto del Carlino”.

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Ristrutturazione selvaggia del Resto del Carlino, a rischio la redazione di Rovigo e con essa il pluralismo informativo: appello di Sgv e Assostampa polesana a Regione, Governo, Parlamento

Il Sindacato Giornalisti Veneto e l'Associazione polesana della stampa scendono in campo a fianco del Comitato di redazione (Cdr) e dei colleghi del Resto del Carlino, lanciando un appello a Regione e ai rappresentanti veneti nel Governo e in Parlamento per un'azione congiunta a sostegno del pluralismo informativo, risorsa imprescindibile per dare voce e identità al Polesine.

 

La ristrutturazione selvaggia del Resto del Carlino, imposta in maniera unilaterale dall'azienda al di fuori degli accordi sottoscritti fra le parti in sede ministeriale, al termine di un percorso di sacrifici assunti con consapevolezza e senso di responsabilità dai lavoratori, si abbatte in maniera pesantissima anche sulla redazione di Rovigo.

Taglio dell'organico e riduzione delle pagine, su numeri già di per sé risicati, mettono a rischio la stessa sopravvivenza del Resto del Carlino in Polesine, a scapito di dipendenti e collaboratori. Il quotidiano è tra i presìdi storici dell'informazione in una città e in una provincia che, dal punto di vista delle fonti e dei mezzi di trasmissione e interpretazione delle istanze locali, appare già poco rappresentata: quattro quotidiani cartacei (oltre al Resto del Carlino, Gazzettino, Corriere del Veneto, Voce di Rovigo), uno on line (Rovigo Oggi), due emittenti radiofoniche, nessuna televisiva.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a editori che scaricano sui lavoratori la loro incapacità progettuale e di reazione alle sfide imposte da un mondo dell'informazione in continua evoluzione, ma che non disdegnano di incamerare i fondi pubblici stanziati per il settore travolto dalla crisi. Privatizzare gli utili e socializzare le perdite, non è fare impresa. A maggior ragione in un settore strategico per la tenuta democratica.

Il Resto del Carlino è presente in Polesine dagli anni '50, ininterrottamente: ne ha raccontato e ne racconta la vita di ogni giorno, la cronaca, l'economia, la società, le aspirazioni e le delusioni della sua gente. Il ridimensionamento della redazione a due giornalisti e a 10 pagine (con confezione da Ferrara in caso di riposi, ferie, malattie) non solo è insostenibile da un punto di vista dell'organizzazione del lavoro, ma fa temere che altro non sia che l'anticamera della chiusura definitiva e dell'abbandono del territorio.

Un impoverimento non solo occupazionale, ma anche culturale e sociale, che non va limitato a una determinata area, bensì a un patrimonio collettivo che supera i confini geografici.

 

 

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